ENCEFALO
Encefalo, ossia quella parte del sistema nervoso centrale, contenuta all'interno del cranio, con la quale si collegano il cervelletto e il midollo spinale. Più precisamente, porzione dell'encefalo derivante dalla prima (prosencefalo) di tre vescicole (prosencefalo, mesencefalo e rombencefalo) dalle quali, nel corso dello sviluppo embrionale, trae origine l'encefalo stesso.
Il sistema nervoso comprende il sistema nervoso centrale e il sistema
periferico. Il primo, formato dall'encefalo e dal midollo spinale, interpreta i
segnali che provengono sia dall'esterno sia dall'interno del corpo, ed elabora
risposte. Il sistema nervoso periferico è formato da nervi sensitivi e motori,
che trasmettono rispettivamente segnali dagli organi di senso e segnali che
controllano muscoli e ghiandole. In particolare, il sistema nervoso somatico
agisce sull'attività di muscoli scheletrici, volontari, mentre il sistema
autonomo regola le risposte involontarie della muscolatura liscia, di ghiandole
e organi. Il sistema autonomo simpatico ha un effetto globale di preparazione
dell'organismo a situazioni di stress o di maggiore dispendio energetico; il
parasimpatico determina un effetto opposto, determinando un effetto di
rilassamento delle funzioni involontarie.
L'encefalo
ha un peso medio di 1200-1300 grammi ed è rivestito da membrane dette meningi.
Esso elabora le informazioni provenienti dal corpo e dal mondo esterno,
innescando processi di risposta che possono essere di tipo chimico, motorio,
comportamentale. Presiede a funzioni complesse come l'attenzione, la coscienza,
il sonno, la memoria, l'immaginazione, il pensiero e l'abilità creativa.
Le
funzioni dell’encefalo sono svolte da un'enorme quantità di cellule nervose,
circa 100 miliardi. Esistono diversi tipi di neuroni, che vengono definiti in
base alla forma, al tipo di connessioni che essi formano tra loro,
all'architettura cellulare e alla composizione biochimica. Il cervello
propriamente detto contiene all'incirca la metà dei neuroni complessivamente
presenti nell'encefalo e appare diviso in due emisferi, tra loro connessi da un
fascio di fibre nervose che prende il nome di corpo calloso.
ANATOMIA
Encefalo umano
Nell'encefalo umano si riconoscono tre parti fondamentali: il prosencefalo (che
comprende cervello, talamo e sistema limbico, in cui è l'ipotalamo); il
mesencefalo; il rombencefalo (formato da cervelletto, ponte di Varolio e midollo
allungato). In questa sezione di encefalo, si riconoscono le circonvoluzioni del
cervello e il corpo calloso, che collega i due emisferi; il talamo, che funge da
centro di smistamento degli impulsi nervosi; l'ipotalamo, coinvolto in molti
processi omeostatici e nella produzione di alcuni ormoni; inoltre, si
distinguono il ponte di Varolio e il midollo allungato, in cui sono localizzati
importanti centri di controllo del ritmo sonno-veglia, della respirazione, della
pressione sanguigna e del battito cardiaco. Il talamo, il ponte di Varolio e il
midollo allungato formano il cosiddetto tronco cerebrale, struttura anatomica di
collegamento tra il midollo spinale e la corteccia cerebrale. Il cervelletto,
collocato nella porzione inferiore dell'encefalo, ha funzioni di coordinazione
dei movimenti e dell'equilibrio.
L’encefalo comprende quattro cavità: due ventricoli laterali, collegati attraverso i forami di Monro a un terzo ventricolo, che comunica con il quarto ventricolo mediante l'acquedotto di Silvio.
Asimmetria
cerebrale ed evoluzione nei vertebrati
Non
esiste differenza sostanziale tra il rene o il polmone destro e il rene o il
polmone sinistro di un mammifero o di un uccello. La simmetria bilaterale, con
due metà del corpo che appaiono essere, almeno superficialmente, anatomicamente
e funzionalmente identiche fa la sua comparsa a partire dal phylum dei
platelminti, cui appartengono per esempio le planarie. Questa simmetria sembra
però non valere per il sistema nervoso, la cui organizzazione funzionale
parrebbe essere unica: l'emisfero destro e l'emisfero sinistro del cervello
umano svolgono funzioni differenti e appaiono essere anatomicamente differenti.
Questa asimmetria di funzioni del sistema nervoso, associata nella nostra specie
al linguaggio e alla dominanza manuale, è presente anche negli altri animali e
potrebbe avere una lunga storia evolutiva.
Nei
ventricoli cerebrali e negli spazi tra le meningi si trova il liquor (o liquido
cefalorachidiano o liquido cerebrospinale); esso è presente anche nel canale
centrale del midollo spinale. Il liquor, limpido e incolore, possiede
composizione simile a quella del plasma sanguigno, anche se i diversi componenti
sono presenti in proporzioni diverse. Tale liquido svolge una funzione di
protezione meccanica delle delicate strutture cerebrali; inoltre, esso media lo
scambio di sostanze tra capillari sanguigni e tessuto nervoso.
Prosencefalo
Sistema limbico, talamo e formazione reticolare.
Il sistema limbico si trova nella regione profonda dell’encefalo e deriva dal
prosencefalo, la più anteriore delle tre vescicole dell’encefalo embrionale.
Esso comprende: l’ipotalamo, che produce vari neurormoni e controlla
l’azione dell’ipofisi; l’ippocampo, che sembra abbia un ruolo importante
nell’apprendimento, nella memoria e nell’espressione di emozioni come
l’eccitazione e la collera; l’amigdala, che riceve stimoli acustici e visivi
ed elabora risposte di tipo emotivo. Il talamo deriva anch’esso dal
prosencefalo; esso raccoglie stimoli sensoriali provenienti dagli organi
interni, dalla superficie cutanea e li invia al sistema limbico e alla
corteccia. La formazione reticolare, altra struttura profonda dell’encefalo,
deriva dal diencefalo, la vescicola mediana dell’encefalo embrionale. Essa ha
una funzione di smistamento e di filtrazione delle informazioni che giungono
dall’esterno, mediante i recettori sensoriali di tutti gli organi; gli stimoli
possono essere rielaborati e inviati alla corteccia cerebrale, che elabora a sua
volta adeguate risposte
Il
prosencefalo è formato dai due emisferi del cervello propriamente detto, dal
talamo, dai gangli della base e dal sistema limbico.
Lo
strato superficiale dei due emisferi prende il nome di corteccia cerebrale.
Questa è una struttura di circa 3 mm di spessore, disposta in modo da formare
pieghe (circonvoluzioni) separate da piccoli o grandi solchi (scissure).
Rispetto a una superficie liscia della stessa estensione, grazie a questa
disposizione l'area della corteccia aumenta notevolmente, raggiungendo circa
2360 cm2. La corteccia cerebrale è formata soprattutto dai corpi delle cellule
nervose, i neuroni. Osservata in sezione al microscopio, appare di colore
marrone-grigiastro e viene quindi chiamata anche sostanza grigia.
Gli
emisferi cerebrali sono separati da una profonda scissura, detta scissura
longitudinale, e sono uniti alla base da un robusto fascio di fibre nervose, il
corpo calloso, che ne rappresenta la principale connessione. Ciascun emisfero è
suddiviso in quattro lobi, che prendono il nome dalle ossa del cranio che li
ricoprono (lobo frontale, lobo parietale, lobo temporale e lobo occipitale). La
scissura centrale, o scissura di Rolando (un ampio solco della corteccia
cerebrale) divide il lobo frontale da quello parietale, mentre la scissura
laterale, o scissura di Silvio, divide il lobo temporale dai sovrastanti lobi
frontale e parietale.
Il
talamo è formato da neuroni di collegamento, che fungono da via di passaggio
delle informazioni dal cervello al sistema limbico. I gangli della base sono un
gruppo di nuclei di sostanza grigia, disposti al di sotto della corteccia
cerebrale. Il sistema limbico si trova nella parte inferiore degli emisferi
cerebrali ed è formato da un gruppo di strutture collegate tra loro. Esso è
formato da strutture differenziate: l'ipotalamo, l'amigdala e l'ippocampo.
Mesencefalo
Il
mesencefalo è formato da due parti principali, il tetto e il tegmento. Il tetto
si trova sulla superficie dorsale del mesencefalo e contiene due collicoli
superiori e due collicoli inferiori, che appaiono come quattro rigonfiamenti del
tronco cerebrale. Il tegmento contiene vari nuclei che controllano i movimenti
oculari; la sostanza grigia periacqueduttale, che controlla alcuni aspetti del
comportamento specifico di ciascuna specie ed è coinvolta nella mediazione del
dolore; e le cellule della sostanza nera di Soemmering, che partecipa alla
regolazione e al controllo delle attività motorie.
Rombencefalo
Tronco cerebrale
Il tronco cerebrale, qui visibile in sezione, costituisce la parte inferiore
dell’encefalo, che collega la parte superiore del cervello con il midollo
spinale. Esso controlla funzioni quali la respirazione, la pressione sanguigna e
la frequenza cardiaca, e riflessi quali i movimenti oculari e il vomito. È
formato da tre parti principali (midollo allungato, ponte di Varolio e
mesencefalo), attraverso cui decorre longitudinalmente un canale contenente il
liquido cerebrospinale. Inoltre, per tutta la sua lunghezza è distribuita la
formazione reticolare che regola lo stato di vigilanza dell’individuo
È
formato dal cervelletto, dal ponte di Varolio e dal midollo allungato. Il
cervelletto, localizzato nella parte posteriore del cranio, è ricoperto da uno
strato di sostanza grigia disposta in molte piccole circonvoluzioni (corteccia
cerebellare). Il ponte di Varolio ha la forma di una grossa protuberanza; il
midollo allungato è una struttura oblunga che si collega al midollo spinale.
FISIOLOGIA
Corteccia cerebrale: funzioni
Molte funzioni motorie e sensoriali sono state localizzate in aree specifiche
della corteccia di entrambi gli emisferi del cervello, ciascuno dei quali
controlla la parte opposta del corpo. Meno definite sono le aree associative,
individuate principalmente nella corteccia frontale, legate al pensiero e alle
emozioni e responsabili del coordinamento degli stimoli sensoriali. Le due aree
del linguaggio, quella di Wernicke (comprensione del linguaggio) e quella di
Broca (produzione del linguaggio), sono state invece localizzate entrambe nella
corteccia dell’emisfero sinistro
I
due emisferi cerebrali controllano, ciascuno, il lato del corpo opposto rispetto
alla parte del cranio in cui si trovano (la parte destra del cervello elabora le
informazioni provenienti dalla parte sinistra del corpo, mentre la parte
sinistra del cervello elabora quelle della parte destra del corpo e le
controlla).
Nei
due emisferi esistono molte aree che svolgono funzioni differenti; ricevono le
informazioni dagli organi di senso e da zone del cervello differenti e le
passano ad aree diverse. Il modo in cui vengono elaborate le informazioni varia
a seconda dell'area cerebrale. Nella corteccia sono presenti infatti aree
differenti di elaborazione delle informazioni dette area primaria, area
secondaria e area associativa.
Le aree primarie eseguono l'analisi iniziale delle informazioni in arrivo
dai diversi recettori sensoriali del corpo. Le informazioni provenienti da
ciascun organo di senso vengono elaborate in una diversa area primaria, spesso
dotata di un'organizzazione topografica (ciò significa che le sensazioni
provenienti dalle diverse zone del corpo sono rappresentate da diversi gruppi di
cellule della zona primaria, dove si viene così a creare una mappa generale del
corpo). Schematicamente si può, cioè, affermare che le informazioni sono
organizzate in modo ordinato: ad esempio, due cellule adiacenti rappresentano
due posizioni adiacenti nel corpo o nello spazio. Nel caso dell'udito (cioè
della facoltà di percepire i suoni), è stata dimostrata l'esistenza, a livello
cerebrale, di una "mappa tonale" in cui le informazioni sono
organizzate in base al tono del suono.
Nell'area
secondaria le informazioni vengono sottoposte a un'analisi più complessa;
nell'area associativa le informazioni provenienti da diverse zone cerebrali
vengono associate, in modo da ottenere un'interpretazione degli stimoli
percepiti e da produrre una risposta adeguata.
Specializzazione
delle aree
Memoria
e attività cerebrale Le aree cerebrali coinvolte nel processo di memorizzazione
possono essere evidenziate mediante tomografia a emissione di positroni. Nelle
due immagini, si osserva come nella fase di codifica sia attiva la corteccia
prefrontale sinistra e nella fase di rievocazione la corteccia prefrontale
destra.
Ciascuno
dei lobi della corteccia cerebrale elabora informazioni specifiche e svolge una
funzione diversa. Benché le funzioni specifiche delle diverse aree della
corteccia siano ancora oggetto di molte discussioni e indagini, esistono,
tuttavia, alcune nozioni relativamente consolidate. Ad esempio, i lobi frontali
sono specializzati nell'organizzazione e nel controllo dei movimenti e
contengono la corteccia motoria primaria. Le cellule di questi lobi sono
organizzate in modo topografico e la loro stimolazione con una debole corrente
elettrica può provocare il movimento della parte corrispondente del corpo. I
lobi occipitali elaborano le informazioni visive primarie e poi le inviano in
avanti, sia al lobo parietale che a quello temporale. I lobi parietali elaborano
le informazioni somatosensoriali primarie (cioè quelle provenienti dalla cute,
dai muscoli e dalle articolazioni), mentre il lobo temporale elabora le
informazioni uditive primarie (provenienti dagli organi dell'udito). La
corteccia temporale sembra essere necessaria per il riconoscimento e la
classificazione degli oggetti, per la memoria a lungo termine e per alcuni
aspetti del linguaggio (controllata a livello della cosiddetta area di Broca).
La corteccia parietale sembra deputata alla mediazione della percezione della
posizione degli arti, discriminando ad esempio tra diversi oggetti tenuti in
mano.
Il
sistema limbico è coinvolto nella motivazione, nell'elaborazione degli istinti
e delle emozioni, mentre i gangli della base intervengono nel controllo del
movimento. Il talamo trasmette le informazioni provenienti dai recettori
sensoriali alla corteccia cerebrale. I nuclei genicolati laterali del talamo
ricevono informazioni dagli occhi e le inviano alle aree visive primarie del
lobo occipitale. L'ipotalamo controlla gran parte del sistema endocrino, che a
sua volta, mediante gli ormoni, regola molte funzioni corporee. Le strutture del
tetto mesencefalico fanno parte del sistema visivo e uditivo e sono responsabili
soprattutto dei riflessi e delle reazioni rapide agli stimoli di movimento. La
formazione reticolare svolge un ruolo nella regolazione del sonno e della
veglia, nell'attenzione, nei movimenti muscolari e in vari riflessi vitali, come
il battito cardiaco. La materia grigia periacqueduttale è coinvolta nella
mediazione del dolore; la sostanza nera nel controllo dei movimenti muscolari.
Il
cervelletto, che fa parte del rombencefalo, riceve stimoli da tutti gli organi e
dai recettori sensoriali, nonché informazioni riguardanti i movimenti muscolari
diretti dal cervello stesso. Esso integra le informazioni, confrontando le
azioni effettive del corpo rispetto a ciò che il cervello ha preordinato.
Quindi modifica le direttive del cervello al corpo, per facilitare la
coordinazione dei movimenti e renderli più sciolti.
Il
ponte di Varolio sembra avere un ruolo nell'alternanza del sonno e della veglia,
e nella durata delle diverse fasi del sonno; è importante, inoltre, per la
regolazione della frequenza degli atti respiratori.
Il
midollo allungato contiene alcuni centri di controllo di funzioni vitali, come
la regolazione del battito cardiaco, della respirazione, della deglutizione e la
pressione dei gas nel sangue.
Fenomeno
della dominanza
Emisferi cerebrali: dominanza.
Sebbene il cervello abbia una struttura simmetrica, con due emisferi dotati di
aree motorie e sensoriali corrispondenti, alcune funzioni intellettive sono
limitate a un solo emisfero. In ogni individuo, l’emisfero dominante presiede
al linguaggio e alle operazioni logiche, mentre l’altro controlla le emozioni,
le capacità artistiche e la percezione spaziale. In quasi tutti i destrimani e
in molti mancini l’emisfero dominante è il sinistro.
Circa
il 90% degli esseri umani usa la mano destra per compiere azioni, ad esempio
scrivere. Questa caratteristica, osservata in tutte le razze e le culture, è
stata collegata al cervello e, in particolare, all'area deputata
all'elaborazione del linguaggio. Nel 95% circa dei destrimani il linguaggio è,
infatti, mediato esclusivamente dall'emisfero sinistro, che controlla la parte
destra del corpo e quindi anche la mano destra. Questo fenomeno viene chiamato
dominanza sinistra per il linguaggio. Nei mancini la situazione è più
variegata: nel 70% dei casi la dominanza per il linguaggio è mediata
dall'emisfero destro, nel 15% dal sinistro e nel restante 15% da entrambi. Tra
le altre funzioni in cui un emisfero sembra essere dominante, si annoverano il
riconoscimento dei volti e l'attenzione spaziale. Quando un emisfero cerebrale
subisce una lesione monolaterale, queste funzioni possono andare distrutte.
Gran
parte delle conoscenze attuali sul funzionamento del cervello e sul modo in cui
le diverse aree mediano funzioni differenti proviene dallo studio di persone che
hanno subito lesioni in diverse zone cerebrali.
PATOLOGIE
CEREBRALI
Cervello colpito da morbo di Alzheimer.
L'immagine elaborata al computer
permette il confronto tra una sezione trasversale del cervello di un soggetto
colpito da morbo di Alzheimer (a sinistra) e quella di un individuo sano (a
destra). Le caratteristiche alterazioni che la malattia determina a livello
cerebrale, quali riduzione del flusso di sangue, assottigliamento dei tessuti,
riduzione della massa (come si osserva nell'immagine) e anomalo utilizzo del
glucosio, possono essere indagate attraverso la risonanza magnetica nucleare, la
tomografia computerizzata, la TC a emissione di fotone singolo e la tomografia a
emissione di positroni. Queste tecniche in realtà permettono una diagnosi di
"Alzheimer probabile", ma non "certo"; la conferma può
aversi soltanto mediante esame istologico del cervello e riscontro delle placche
neuritiche e delle aggregazioni neurofibrillari.
Le
cellule cerebrali sono soggette a una progressiva degenerazione Dopo i 21 anni,
a causa dell'invecchiamento cellulare fisiologico, l'uomo perde ogni giorno
migliaia di cellule cerebrali. Anche piccoli traumi e sostanze nocive presenti
nell'ambiente possono contribuire al processo degenerativo. Il tessuto nervoso,
infatti, è composto da cellule di tipo statico, che cessano di differenziarsi
prima che si sia completato lo sviluppo corporeo. Queste cellule non possono
perciò essere sostituite da altre, qualora vengano danneggiate.
Esistono
poi situazioni patologiche, come il morbo di Parkinson e la malattia di
Alzheimer, che accelerano fortemente il ritmo di morte delle cellule cerebrali.
Le cellule possono morire anche a causa di un trauma cranico conseguente, ad
esempio, a un incidente stradale, o di un disturbo della perfusione sanguigna ai
tessuti cerebrali, come accade quando una persona subisce un ictus. A volte zone
di tessuto cerebrale vengono perdute perché i chirurghi si trovano costretti ad
asportare un tumore.
Quando
muoiono le cellule di un'area cerebrale, possono comparire alterazioni delle
funzioni corporee controllate da quella parte del cervello. Nel caso di una
patologia diffusa, che si traduce nella morte di molte cellule in tutto il
cervello, insorge la demenza (perdita della funzione cerebrale), associata a
disturbi della memoria, della personalità e dell'intelletto. Ciò può
provocare disturbi comportamentali, la tendenza all'asocialità, mutamenti di
umore, ansia, fasi di amnesia e grave trascuratezza personale. A mano a mano che
il danno cerebrale progredisce, l'individuo colpito può anche perdere la
consapevolezza della propria condizione.
Nel
caso di lesione o morte di alcune cellule di una particolare area cerebrale, la
riduzione della funzione tende a essere più circoscritta e specifica della zona
colpita. Il cervello è, tuttavia, un organo molto complesso e ricco di
interconnessioni; pertanto, risulta molto difficile individuare le zone deputate
esclusivamente a una particolare funzione. Con qualche cautela si può,
tuttavia, affermare che i pazienti che presentano una lesione in una particolare
area manifestano più facilmente un determinato quadro sintomatologico, diverso
da quello che si avrebbe se il danno riguardasse una zona diversa.
Ad
esempio, nel morbo di Parkinson la lesione di un gruppo di cellule cerebrali
provoca disturbi caratteristici come un tremore incontrollabile. In questa
malattia risultano lesionate le cellule, poste nei gangli della base e in altre
zone specifiche, che producono e utilizzano un neurotrasmettitore (ossia una
molecola che trasmette gli impulsi tra neuroni), chiamato dopamina. Ciò si
riflette in alcune manifestazioni nella persona affetta, quali tremore a riposo,
lentezza dei movimenti e difficoltà a iniziare e terminare un movimento. Dato
che le cellule di questa zona controllano tutti i diversi gruppi muscolari del
corpo, gradualmente compaiono disturbi a carico dei muscoli che controllano le
dita, le mani, le braccia e il tronco.
Le
manifestazioni di questa malattia possono essere alleviate da alcune sostanze,
come la levodopa, che contribuiscono a sostituire la dopamina andata perduta.
Tuttavia, questi farmaci non possono sostituire le cellule perdute e quindi sono
efficaci, ogni volta, solo per un breve periodo di tempo e non sono in grado di
curare la malattia. È stato dimostrato che anche altre sostanze attive sui
neuroni, ad esempio la serotonina, possono contribuire ad alleviare alcuni
sintomi di disturbi, come l'ansia e la depressione. L'azione di tutte queste
sostanze deve essere, tuttavia, tenuta sotto accurato controllo medico perché
esse possono provocare anche effetti collaterali indesiderati.
Disturbi
del linguaggio
Sono
generalmente associati a un danno a carico di determinate aree dei lobi
temporale e frontale sinistro. I disturbi del linguaggio, chiamati
complessivamente afasia, possono riguardare la produzione del linguaggio, la sua
comprensione, la lettura e la scrittura, sia isolatamente che in combinazione.
Talvolta sono associati a danni delle aree cerebrali che controllano i movimenti
della bocca o della mano.
Alcuni
pazienti presentano una notevole riduzione nella produzione del linguaggio,
anche se la loro capacità di comprensione resta relativamente normale; si
esprimono con lentezza e difficoltà e faticano a trovare la parola giusta da
usare in un determinato contesto. Questo tipo di disturbo viene chiamato afasia
di Broca.
I
pazienti colpiti dall'afasia di Wernicke si esprimono, invece, in modo fluente e
rapido, con un'intonazione normale, ma spesso è impossibile comprendere quello
che dicono. Incontrano difficoltà nel ripetere le frasi e spesso aggiungono
parole e frasi senza senso. Il loro problema più evidente è una grave
riduzione della capacità di comprensione del linguaggio. I pazienti che
presentano un problema sia d'espressione che di comprensione vengono
classificati come affetti da afasia globale. Questi disturbi del linguaggio sono
associati a danni in differenti zone cerebrali, considerate responsabili di
diversi aspetti del linguaggio.
Disturbi
visivi
Un
danno ai neuroni della corteccia occipitale è associato a un deficit della
vista. Dato che il lobo occipitale possiede un'organizzazione topografica, la
lesione di un'area tende a provocare la cecità della zona a essa correlata del
campo visivo (cioè della porzione di spazio controllata dall'occhio). Se, ad
esempio, la corteccia occipitale destra è gravemente lesa, il paziente non vede
la zona sinistra del campo visivo.
Un
interessante fenomeno associato a un danno della corteccia occipitale è quello
per cui alcuni pazienti, per quanto incapaci di "vedere"
coscientemente un oggetto nella zona danneggiata del loro campo visivo, sono
comunque in grado, quando viene loro richiesto, di indicare con straordinaria
precisione un fascio luminoso puntato sulla zona cieca. Questo fenomeno è
dovuto al fatto che, sebbene quasi tutte le informazioni provenienti dalla
retina vengano convogliate al lobo occipitale, una piccola parte di esse viene
inviata ad altre zone, come il collicolo superiore del mesencefalo. Sembra che
sia proprio questo a fare sì che il paziente sia in grado di indicare la
presenza di un fascio luminoso, anche senza vederlo consapevolmente.
Disturbi
comportamentali
Un
danno ai lobi frontali può provocare gravi alterazioni della personalità e del
comportamento. I pazienti colpiti da questo tipo di lesioni possono incontrare,
ad esempio, particolari difficoltà nel prendere una decisione. Altre
manifestazioni comprendono violenti cambiamenti di umore, passività costante e
tono di voce monocorde. Vedi anche Disturbi mentali.
Disturbi
di percezione
Un danno ad alcune aree della corteccia temporale può provocare problemi di percezione visiva. Chi subisce una lesione in quest'area spesso presenta un'agnosia visiva, cioè un'assenza di comprensione o di conoscenza di quello che vede, anche se la sua capacità visiva è intatta. Non è in grado di identificare semplici oggetti di uso quotidiano, come un cucchiaio o una scatola di fiammiferi, quando li vede, anche se riesce a identificarli toccandoli.
I
problemi che insorgono nel riconoscimento degli oggetti possono essere limitati
a una piccola classe di questi; alcuni pazienti non sanno, ad esempio, nominare
gli animali e altri esseri viventi, ma sono in grado di riferire il nome della
maggior parte delle altre cose, come gli oggetti di uso domestico. Alcuni
pazienti, specialmente quelli che hanno subito una lesione del lobo temporale
destro, hanno problemi nel riconoscimento dei volti, ma sono in grado di dire se
questi manifestano un particolare tipo di espressione.
Un
danno in alcune aree della corteccia parietale, soprattutto di quelle
posteriori, può provocare disturbi di percezione spaziale. Un problema di
questo tipo è l'agnosia spaziale unilaterale, che consiste nella mancata
percezione di metà del mondo circostante. Questo disturbo viene osservato
soprattutto dopo una lesione alla zona posteriore destra della corteccia
parietale, nel qual caso viene ignorato lo spazio esterno sinistro (dato che la
parte destra del cervello presiede alla parte sinistra del corpo e la parte
sinistra a quella destra). I pazienti che presentano questo disturbo tendono a
scontrarsi con gli oggetti posti alla loro sinistra, a trascurare la parte
sinistra del loro corpo, a tracciare solo la parte destra di un disegno e a
mangiare solo il cibo presente nella parte destra di un piatto (perché mangino
l'altra metà, il piatto deve essere ruotato di 180°). Possono, inoltre,
incontrare difficoltà nella lettura, perché trascurano la metà sinistra delle
parole o delle righe.
Disturbi
motori
Alcune
lesioni di un lato della corteccia motoria primaria (localizzata nella parte
posteriore del lobo frontale) possono provocare un'incapacità completa di
muovere la parte opposta del corpo; i danni a carico di parti della corteccia
parietale vicine ai lobi occipitale e temporale possono causare un'incapacità o
una difficoltà nel compiere alcuni movimenti; questi disturbi vengono chiamati
globalmente aprassia. I pazienti che ne sono affetti dimenticano il modo in cui
gli oggetti devono essere utilizzati e, pur potendo compiere alcuni movimenti,
tendono a eseguirli in modo disordinato e casuale; in genere, non sono in grado
di svolgere semplici azioni quotidiane, come preparare la tavola o vestirsi.
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